DISSENSO COMUNE | LETTERA
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LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA

Signor Presidente,

il David di Donatello è l’unico riconoscimento dedicato a tutte le categorie del Cinema italiano che viene accolto ogni anno dal saluto della Presidenza della Repubblica. Un gesto importante, unico nel panorama europeo. Ed è a partire da questa unicità che noi donne del cinema abbiamo deciso di cogliere l’occasione di questa giornata per esporle alcune considerazioni che riteniamo di estrema importanza.

 

Il movimento che in pochi mesi ha unito le lavoratrici del cinema e dello spettacolo di tutto il mondo raccoglie i frutti dell’impegno e delle lotte di generazioni di donne che, in tutti i settori del lavoro, si battono da sempre per vedere riconosciuti i propri diritti.

Il 1° febbraio, 124 attrici e operatrici dello spettacolo italiane hanno firmato il manifesto “Dissenso comune”, un documento contro le molestie e la discriminazione delle donne sul lavoro al quale hanno aderito e stanno aderendo donne e uomini di tutti i settori.

Le rivelazioni degli ultimi mesi hanno messo in luce anche in Europa un palese stato di ingiustizia e violenza nei confronti delle donne, esteso a tutti i settori della società e a tutti i livelli.

Ma se in altri Paesi, chi ha subito abusi o vessazioni ha ottenuto piena solidarietà, in Italia le donne che hanno trovato il coraggio di denunciare sono state spesso derise e offese pubblicamente, non solo sui social media ma anche da certa stampa nazionale accreditata, con il risultato di reiterare le violenze già subite.

Questa reazione sconcertante mostra quanto il nostro Paese sia ancora culturalmente ostaggio di un maschilismo radicato, dalle derive violente che troppo spesso conducono a un epilogo drammatico.

In Italia il divario di genere è enorme e la forbice, a dispetto delle aspettative, continua ad allargarsi. Sono più di 1 milione e 400 mila le donne che nel corso della loro vita hanno subito molestie o ricatti sessuali sul posto di lavoro e il dato ovviamente tiene conto solo di quelle che hanno avuto il coraggio di dichiararlo.

I divari occupazionali e salariali tra uomini e donne sono sconfortanti: la disoccupazione femminile è molto più alta di quella maschile; il reddito medio annuo di una donna non supera i 22.000 euro, contro i 44.000 di un uomo. Solo il 27% delle posizioni di responsabilità sono ricoperte da donne, mentre nel 73% sono gli uomini a decidere.

Si tratta di una sproporzione inaccettabile, che ritroviamo in tutti i settori, compreso il nostro mondo, il mondo dello spettacolo.

L’88% dei film a finanziamento pubblico sono diretti da uomini. Il 90,8% dei film che arrivano in sala è diretto da uomini, a fronte del fatto che nelle scuole più importanti, a partire dal Centro Sperimentale di Cinematografia, le diplomate in regia raggiungono ormai la parità numerica rispetto ai colleghi uomini.

 

Questa sproporzione si riflette anche sulla manifestazione che ci accingiamo a celebrare: nessuna donna ha mai vinto un David per la miglior regia. Spesso, troppo spesso, nonostante importanti riconoscimenti internazionali, nelle cinquine del miglior film o della miglior regia non compaiono donne e quando compaiono sono casi singoli, rari e sporadici.

 

Siamo convinte che questo sia un momento cruciale e un punto di non ritorno. Desideriamo, d’ora in poi, promuovere una serie di iniziative concrete, e in particolare chiediamo

 

  • Un Codice etico che normi i comportamenti negli spazi di lavoro.
  • Parità di salario a parità di incarico per tutte le lavoratrici.
  • Educazione al rispetto di genere e delle diversità sin dalle scuole dell’infanzia.
  • Inoltre chiediamo alle nostre istituzioni culturali di impegnarsi affinché, laddove ancora non avvenuto, entro il 2020 i consigli d’amministrazione, le giurie, i selezionatori dei festival, siano equamente rappresentati da uomini e donne.
  • Auspichiamo, come operatrici dello spettacolo, un cambiamento e una valorizzazione nella rappresentazione del femminile che preluda e accompagni una profonda trasformazione dell’immaginario.
  • Infine sosteniamo la richiesta che arriva da più voci e associazioni per la proroga del termine di sei mesi per presentare querela in caso di violenze (che si riduce a tre mesi in caso di molestie) dal momento in cui si verifica il fatto.

 

Noi chiediamo a Lei, signor Presidente, di intervenire con la sua autorevolezza perché pensiamo che la parità riduca l’abuso di potere e che la diversità sia una risorsa nel processo creativo così come in una nuova gestione dei rapporti di forza.

 

Vogliamo un mondo in cui donne e uomini abbiano uguale peso e uguale voce: un mondo più giusto, più armonioso e vitale.

 

Grazie!